07/02/2012
Barcellona, il primo test importante per Andrea

L’esperienza di Barcellona è stata davvero emozionante e densa di avvenimenti. Sono arrivato al circuito di Montmelò il giovedì prima dei test, che ci sarebbero stati il martedì, perché volevo stare più tempo possibile a contatto con il team per sentirmi parte di loro e vivere da vicino tutto quello che accadeva nei box e nel paddock, facendo esperienza e curiosando “tra le quinte” per vedere come si lavora e come collaborano i meccanici e gli ingegneri. Mi ha colpito molto vedere il fitto dialogo “via cuffia” tra i componenti del team, vedere un ingegnere che parla, a volte anche animatamente, col pilota era un’esperienza che non conoscevo, e lì ho potuto viverla di persona, anch’io con le mie cuffie. L’altro motivo per cui sono arrivato il giovedì prima era la presenza, sul circuito, di mio fratello che correva con la Formula Renault 2000 nel campionato organizzato in concomitanza con la World Series Renault.
Parallelamente alla “vita di scuderia”, mi allenavo nel paddock con dei pesi artigianali costruiti da me sul posto con materiale di fortuna: due dischi dei freni e un asta a fare da bilancere e due pastiglie dei freni ai lati. Avevo bisogno di continuare gli allenamenti, soprattutto per il collo, parte forse più sollecitata dalle vetture WSR e se non sei allenato la macchina non riesci a domarla in pista.
Le persone che non seguono da vicino questo sport e che guardano la F1 in tv non si rende conto realmente di cosa succede dentro una vettura da corsa. La domenica ho assistito alla corsa ufficiale e ho visto e sentito cose che ricorderò per tutta la mia vita. E la giornata è culminata con la festa della Renault di fine stagione in cui sono stati premiati i vincitori della varie categorie ed è stata presentata la nuova vettura per la prossima stagione.
Il lunedì seguente ci siamo dedicati alla creazione del sedile e della pedaliera, un’operazione particolarmente delicata che ci ha portato via 4 ore, considerata la mia particolare conformazione fisica essendo io alto 187 cm e portando il 46 di scarpa. Così sono nati i primi problemi e il lavoro è stato devastante perché continuavo a toccare la scocca con la punta dei piedi e non mi sentivo a mio agio dentro all’abitacolo, malgrado avessi indossato un paio di scarpette di due numeri inferiori al mio.
Ma alla fine grazie a qualche trucco del mestiere, tra cui quello di tagliare parte della scarpa e livellare il tacco, siamo arrivati ad un compromesso anche se, lo confesso, ho dovuto guidare in condizioni di leggera scomodità. E mi è rimasta impressa una frase di un tecnico che mi ha detto: “Tu Andrea, dovrai sempre trovare il modo migliore per guidare nella tua scomodità”. La magra consolazione è quella di sapere che prima di me anche altri piloti di fama mondiale hanno avuto lo stesso problema: Hunt, Wurz e Damon Hill.
Martedì infine ecco il gran giorno del test. Ho capito subito che sarebbe stata un’esperienza indimenticabile. Per uno come me che doveva passare da una vettura di Formula Tre con 220 cavalli e balzare su una World Series con un’aerodinamicità completamente differente, l’effetto suolo e con 480 cavalli, hai detto tutto!

La cosa che colpisce non è tanto la velocità ma più che altro la tenuta in curva e la frenata, due mondi completamente diversi rispetto a prima. Per esempio, la frenata: arrivi spedito a 270km all’ora e freni a 50 metri dalla curva, e se non sai frenare vai a sbattere, perché il carbonio si deve scaldare e tu sei abituato a quelli in acciaio… la bravura del pilota è di imparare come frenare col carbonio. Questo succede nei primi due-tre giri, poi se li superi sei a posto.
Il test è durato dalle 9 del mattino fino a mezzogiorno e dall’una e mezzo alle sei. In pista eravamo in 24 a provare, anche se di solito si è in 26 ma quel giorno lì due team si erano ritirati. Alla fine eravamo tutti contenti, sia io che il team, anche se mi resterà sempre impressa la scomodità di cui parlavo prima. Alla fine sono arrivato a 1” e 9 dalla pole-position finendo diciannovesimo ma mi posso ritenere ugualmente soddisfatto dato che era la prima volta che guidavo a Montmelò.
Adesso il mio sogno è di tornare su quel circuito, con la nuova vettura e, soprattutto, in una gara ufficiale World Series Renault.

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